lunedì 25 novembre 2013

Sempre la stessa storia

Incredibile come i buonissimi propositi di fine 2012 si si siano arenati tra il pranzo di natale e il festone di capodanno. Splendido direi. Come il solito riprende l'anno e ogni giorno è a dir poco allucinante, gli impegni (e le rogne!) si susseguono veloci come i secondi dell'orologio. E io corro corro corro... finché arriva come sempre il momento in cui scoppio. Puntualmente, arrivo sempre sul bordo del baratro più oscuro e mi viene voglia di saltare. Saltare e mollare tutto. Lasciarsi andare e preoccuparsi solo delle cose che ci fanno stare bene, come scrivere.
Ho un fuoco che brucia dentro ogni volta che inizio a scrivere qualcosa, un fuoco che arde tutto in un secondo finché non mi sfinisce ed é costretto a spegnersi. Vorrei prendermi più tempo per me stessa, ma non posso. Ogni giorno è una maratona senza fine contro il tempo, per cercare di fare tutto. Di fare troppo forse.
Ogni giorno che passa sento sempre più la necessità di staccarmi, di trovare angoli silenziosi per me stessa, per ritrovarmi, per ritrovare il mio equilibrio. Eppure ogni giorno mi trascino alla scrivania, con l'ascia del dovere che incombe su di me. Il senso di responsabilità, forse è questo che mi frega.
Come vorrei poter cambiare le cose con uno schiocco di dita, caltapultarmi alla'istante in un altro posto, in un altro tempo, in un'altra vita, semplicemente per curiosare e scoprire se effettivamente all'estero si sta meglio che qui in Italia.
Vorrei vedere il futuro, capire se è meglio starsene qui nelle nostre cittadine di provincia, con i suoi ritmi e le sue persone disoneste e meschine, che sicuramente la situazione italiana prima o poi cambierá, oppure meglio prendere quel poco che si ha ed espatriare all'istante.
Voglio capire, prima che sia troppo tardi.
Voglio viaggiare, prima che sia troppo tardi.
Voglio vivere, prima che sia troppo tardi.

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